Per salvaguardare e sviluppare l'identità politica dei prigionieri rivoluzionari

 

A partire dal momento in cui lo scontro tra i rivoluzionari e lo stato raggiunge un grado tale per cui la repressione si intensifica e le carceri si riempiono di militanti, nasce la necessità, per i parenti e gli amici dei rivoluzionari, di organizzarsi all'esterno.

In tutta l'Europa dagli anni '70, ed in particolare in Spagna, in Germania, in Belgio, in Italia ed in Portogallo, si è assistito alla nascita di numerose associazioni di familiari ed amici dei prigionieri politici. La loro azione è stata spesso decisiva per appoggiare le lotte dei militanti imprigionati e per permettere loro l'affermazione della loro identità e del loro lavoro politico.

In Francia l'AFAPP è stata creata recentemente.

Potremmo tuttavia chiederci che senso ha parlare di prigionieri politici in un paese come il nostro.

In effetti, i paesi occidentali si sono costruiti una facciata democratica che ha lo scopo di far dimenticare la realtà del loro funzionamento interno. Ma si tratta, per l'AFAPP, di parlare della realtà e non di questa facciata che si può qualificare come finalizzata a creare consenso, perché essa non mette mai in discussione i fondamenti dell'autorità dello stato. Tuttavia, questi fondamenti consentono, o più esattamente vogliono giustificare, gli "eccessi" che sono costituiti dalle "sbavature" poliziesche e da tutti gli attacchi ai diritti del cittadino.

Non lasciamoci ingannare: gli "eccessi" polizieschi, gli attacchi al diritto della difesa, gli arresti illegali, le carcerazioni abusive, le pressioni sui parenti dei militanti imprigionati, senza dimenticare gli assassinii politici, sono nella natura stessa dello stato. In ultima analisi, gli "eccessi" polizieschi non esistono: la polizia è una forza di repressione e se ne infischia dei Diritti dell'Uomo. Senza arrivare a dire che gli eccessi sono l'attività normale della polizia, bisogna riconoscere che essi non sono, dal suo punto di vista, anormali...

Ritorniamo dunque al termine di prigioniero politico.

Parlarne in un paese come la Francia non ha evidentemente lo stesso senso che sotto le dittature che sopportano numerosi paesi del Sud del pianeta. Tuttavia, la denominazione di Associazione dei familiari e amici dei prigionieri politici non è una provocazione. Il fatto è che ci sono in questo paese numerosi prigionieri che sono inequivocabilmente dei militanti politici e che sono stati incarcerati solo per le loro attività rivoluzionarie.

Queste pratiche poliziesche e giudiziarie che portano in carcere dei militanti non sono nè innocenti nè incontrollate. I tribunali, in occasione dei processi a militanti politici, non sono altro che camere di registrazione di decisioni prese in alto loco. Mentre nello stesso tempo, la polizia è sempre più attiva.

Ma bisogna dire anche due parole sui mass-media. In quanto ausiliari della giustizia, essi condizionano l'opinione pubblica ed hanno il compito di legittimare le scelte del potere. Indicando la via da seguire, vantando i meriti della repressione e non esitando a praticare la disinformazione, i media dimostrano chiaramente di essere al servizio del potere. Essi non sono altro che i portavoce verso l'esterno delle sue menzogne. Il semplice fatto di parlare di prigionieri politici in un tale contesto di disinformazione ha in sé un fatto positivo: andare contro il consenso stabilito e ricordare certe verità fastidiose.

L'insieme di queste pratiche (politiche, dei media e giudiziarie), pratiche ampiamente anti-democratiche, si appoggia sulla ragione di stato. Questa ragione di stato è usata ovunque! Negli uffici dei giudici e dei caporedattori, nelle preture, nelle carceri, nelle sezioni di isolamento, nei parlatori dove si effettuano i colloqui auditivi. Ovunque. Ma, anche se essa si arroga troppi diritti, non è altro che un alibi oggi troppo spesso preso a giustificazione. Quando la ragione di stato punta il suo sporco muso, non possiamo più discutere e dovremmo accettare tutto.

Ma i rivoluzionari non hanno mai preteso di limitare il campo della loro azione a ciò che offriva loro lo stato. Certamente, far passare degli atti politici per atti criminali è una delle armi di cui dispone il potere. Questo lo sanno i nostri amici che oggi sono in carcere.

L'AFAPP, da parte sua, non ha il compito di giudicare nè di partecipare alle azioni dei diversi gruppi rivoluzionari. Tuttavia, i parenti e gli amici dei prigionieri politici si sentono "parte in causa" per la loro detenzione. D'altronde, un certo numero di personalità democratiche ed umanitarie hanno espresso, anch'esse, durante lo sciopero della fame dei militanti di Action Directe, le loro perplessità nel vedere restringersi continuamente le forme e gli spazi di azione politica autorizzati, o anche solo tollerati. E in effetti, da qualche anno, il consenso in nome della sicurezza interna nei paesi dell'Europa occidentale ha portato ad una restrizione draconiana del campo di espressione dei rivoluzionari. Il consenso alle esigenze della "sicurezza" ha lo scopo di impedire ogni espressione antagonista. Questo si concretizza per esempio nell'utilizzazione, da parte del potere e dei suoi media, della vaga nozione di fiancheggiamento, che ha come corollario sul piano giudiziario l'accusa onnicomprensiva di associazione a delinquere.

Da questo modo di procedere deriva un aumento del numero dei prigionieri politici nella RFT, in Belgio, in Spagna, in Italia, ma anche in Francia: prigionieri kanaki, della Guadalupa, Baschi, Corsi, di Action Directe, della rivista Internationale, ecc.

Il potere continua a negare l'identità politica dei militanti rivoluzionari che sono stati imprigionati. Tutto ciò è logico e non si tratta, né per gli stessi prigionieri politici né per l'AFAPP, di mendicare un qualsiasi riconoscimento da parte dello stato. No di certo. Tuttavia, i compagni di Action Directe hanno chiaramente espresso la loro posizione: il collettivo è una necessità per permettere a loro e agli altri militanti imprigionati di portare avanti le loro attività e la loro riflessione politica. L'AFAPP ha pertanto incluso queste richieste nella sua piattaforma.

Ci potranno sempre rimproverare di non aver incluso la richiesta di "status di prigioniero politico" in modo esplicito nella piattaforma della nostra associazione. Occorre tuttavia sapere che i compagni prigionieri non sono tutti d'accordo fra di loro su questo punto. La loro concezione del lavoro militante all'interno delle prigioni è spesso differente. Non è nostro compito giudicare le loro pratiche. L'AFAPP intende essere uno strumento al loro servizio, ma non è l'espressione di una sola tendenza fra questi rivoluzionari. L'AFAPP non è dunque un'organizzazione politica nel senso che essa non dispone né di una strategia né di una teoria politica. Essa è uno strumento tattico di un determinato momento di una lotta più vasta. E' senza dubbio inutile precisare che questo strumento tattico corrisponde alle necessità che emergono per effetto della carcerazione di un numero crescente di militanti.

Il nome stesso dell'Associazione è di per sé un'affermazione del suo ruolo politico. In effetti, denunciare l'esistenza di tali prigionieri in un paese come la Francia è un'azione eminentemente politica. Ma la denuncia della situazione di fatto non è il solo scopo dell'AFAPP. Si tratta soprattutto di aiutare materialmente i militanti prigionieri, in particolare nel loro diritto d'espressione, di dare loro i mezzi per continuare la loro lotta assicurando loro un legame con la realtà esterna, tanto per il lavoro in carcere che per quando escono.

L'AFAPP non si sostituirà a nessun gruppo politico, perchè essa non ne ha l'intenzione né è questo il suo ruolo. Tuttavia, il posto che noi occupiamo non può essere riempito altrimenti. L'obiettivo specifico dell'AFAPP è quello di unire e coordinare le famiglie e gli amici dei rivoluzionari prigionieri.

Per portare a termine l'insieme di questi progetti, l'AFAPP conterà soprattutto sulle proprie forze ed utilizzerà tutte le possibilità di far circolare le informazioni fra i prigionieri politici. Questo permetterà loro di confrontarsi fra di loro e con l'esterno, anche se la loro attività è concretamente impedita o resa difficile per la prigionia. In breve: salvaguardare la loro identità politica, far avanzare il dibattito fra di loro e con il movimento rivoluzionario all'esterno, in Francia e in Europa.

Questi sono, fra gli altri, i compiti dell'AFAPP.

 

Associazione dei Familiari e Amici dei Prigionieri Politici