22/08/2003: E' uscito il numero 11 della rivista N+1


Teoria e prassi della nuova politiguerra americana

Prefazione. L'invasione dell'Iraq e la "questione militare"
I. Basi oggettive della guerra senza limiti
II. Il secolo delle guerre mondiali
III. Ventotto tesine senza tempo 1
IIIa. Ventotto tesine senza tempo 2
IV. Le velleità egemoniche degli Stati Uniti
V. L'invasione degli ultracorpi

Il testo, impaginato a libro di 184 pagine A4, si può anche avere in formato .pdf chiedendolo alla redazione ( quinterna@ica-net.it )

Prefazione. L'invasione dell'Iraq e la "questione militare"

Sulla "guerra infinita" degli Stati Uniti, com'era prevedibile, abbiamo ricevuto e prodotto una quantità di osservazioni, elaborazioni, appunti. In sede di redazione abbiamo pensato che fosse utile ordinare il materiale e raggrupparlo in una monografia. Questo numero della rivista esce dunque con 128 pagine invece delle solite 80 e copre le uscite di marzo-giugno. Da quando abbiamo iniziato, con il numero zero, le pagine finora pubblicate sono state in tutto più di quelle prefissate, e questo è un buon segno di lavoro collettivo, anche se non sempre siamo riusciti a rispettare la cadenza marzo-giugno-settembre-dicembre.

Per una volta abbandoniamo la solita struttura di articoli e rubriche e affrontiamo unicamente un tema, quello della guerra, alla luce della "nostra" questione militare. La decisione di riprendere e approfondire questo argomento, nonostante avessimo già dedicato ad esso buona parte di due numeri precedenti, ci è sembrata d'obbligo di fronte al fatto che gli avvenimenti odierni sono in generale ampiamente sottovalutati come fenomeno oggettivo riferibile allo stato del sistema capitalistico. Infatti prevale, non solo da parte dei media borghesi, una gran quantità di documentazione che sopravvaluta la funzione soggettiva di capi e governi, cosa che è sempre fuorviante per la comprensione dei fatti.

Le guerre in Afghanistan e in Iraq, concluse da poco, sono solo i primi passi di una guerra più generale, il cui progetto ambiziosissimo di riordino del mondo è stato fatto circolare ampiamente in documenti a stampa e su Internet sia da alcuni gruppi di influenza americani che dal governo stesso degli Stati Uniti. Le medesime forze che hanno fatto pressioni per l'invasione dell'Iraq hanno individuato una rosa di paesi come possibili bersagli delle prossime battaglie di questa guerra. Non era ancora stata ufficialmente dichiarata la vittoria in Iraq che una serie di minacce erano rivolte alla Siria. Il lavorìo propagandistico sta ora puntando sulla pericolosità degli impianti nucleari dell'Iran, sulla situazione interna a proposito dei diritti civili, sulla possibile esistenza di armi di distruzione di massa.

La dichiarazione di una guerra "infinita" al mondo, che molti avevano accolto come segno di pura follia di una particolare lobby di potere, era invece il sintomo di una malattia profonda dell'economia e della politica americane, di un pericoloso avviarsi del sistema verso una situazione fuori controllo. Per questo la guerra si è infine rivelata davvero per quello che era, una necessità "senza limiti", una serie di battaglie destinata a concludersi non tanto presto. Il mondo capitalistico è posto di fronte a una concreta possibilità di collasso, dovuta alla mancata produzione di plusvalore, come vedremo. Basti anticipare, per fare un esempio, che stiamo assistendo a una lacrimevole quanto infinita recriminazione sul fatto che "non ci sono più soldi" per sanità, pensioni, protezione sociale in genere, e addirittura nemmeno per armi e guerre, che una volta rappresentavano un complemento keynesiano all'economia assistita. I "soldi" mancano perché scarseggia il plusvalore.

Come sempre, lo schema generale e l'elaborazione del lavoro qui presentato sono frutto della stretta relazione fra compagni e lettori. Il nucleo centrale, intitolato "28 tesine senza tempo", è tratto da due nostre riunioni, tenute nel novembre 2001, registrate e trascritte. Il nostro intento era quello di collocare gli avvenimenti in un contesto più ampio di quanto fosse stato fatto immediatamente dopo l'11 settembre e di stabilire una connessione con i "fondamenti di una teoria della guerra", come dice von Clausewitz. Perciò ci eravamo collegati direttamente al piano della sua opera e ai concetti che vi sono espressi. Nel frattempo era stato invaso l'Afghanistan e già s'intravedeva il prossimo obiettivo: l'Iraq. Per sviluppare il tema dei vari attacchi visti come singoli atti di una guerra più vasta, era indispensabile uscire dai limiti dell'informazione mediatica sugli attacchi stessi, in pratica uscire dall'attualità e collegarsi a un lungo processo storico. Anche perché è la dinamica degli avvenimenti, dal passato al presente, a darci la chiave per indagare sul futuro.

In seguito il lavoro originario fu integrato con uno studio sulla guerra afghana in relazione all'emergere, negli Stati Uniti, di quell'ideologia dell'attacco preventivo che prova la loro debolezza e non la loro forza. Ciò risultava inequivocabilmente provato attraverso un'indagine sull'economia mondiale dalla quale gli Stati Uniti dipendono e sui documenti di dottrina militare globale esibiti dal loro governo. L'esigenza di controllare i flussi del plusvalore prodotto localmente, per salvare non solo sé stessi ma l'intero mondo capitalistico, si doveva trasformare in un immane e disperato tentativo di rovesciare la prassi selvaggia del mercato mondiale, di imporre la "libera" circolazione dei capitali e di imporre, contro ogni avversario attuale e potenziale, un progetto contro l'anarchia capitalistica internazionale.

Anche questo lavoro fu riportato in parte sui numeri scorsi della rivista e in parte, ulteriormente elaborato, in una serie di conferenze pubbliche, tenute a Roma, Milano, Venezia e Torino all'inizio del 2003, quando ormai era visibilmente in preparazione la guerra irachena. La "doppia direzione" che si stabilì in queste occasioni, l'abituale circolazione dei semilavorati e la corrispondenza con i lettori diedero un contributo notevole alla stesura del testo.

Le modalità con cui è stata condotta e si è conclusa la guerra in Iraq, con le notizie sul comportamento delle truppe d'invasione e dei proconsoli americani a Baghdad dopo la guerra hanno confermato l'importanza degli avvenimenti come fase di passaggio ad altri obiettivi. L'amministrazione americana in loco nega che sia così, e afferma che la guerra ha obiettivi limitati, che non si andrà oltre la ricostruzione dell'Iraq. Ciò contraddice le dichiarazioni ufficiali e non ufficiali del governo, oltre che, naturalmente, il suo comportamento effettivo e, soprattutto, le determinazioni che lo hanno condotto fino a questo punto.

Ancora nel periodo fra le due guerre mondiali i Balcani erano considerati al di fuori dell'Europa, tanto da essere spesso nominati anche con l'appellativo "Vicino Oriente". Oggi la geopolitica dell'Europa e degli Stati Uniti ha ravvicinato all'Occidente anche aree più ad Est (Russia, Turchia; si parla addirittura di Israele nell'Unione Europea). Con l'accorciarsi delle distanze, nel mondo globalizzato, agli Stati Uniti non basta più una presenza sporadica, tagliata sulla dottrina del "contenimento" dell'URSS. Dichiarando di "interesse vitale" l'area del Golfo, fin dal 1980 essi si preparavano per una presenza diretta. Nacque allora il nuovo Central Command con sede in Florida e, come complemento, la "Forza di rapido impiego", poi utilizzati nella Guerra del Golfo dove finalmente si capì a che cosa servivano.

Era appena crollata l'URSS che già si sperimentava il nuovo assetto militare, con una guerra combattuta dagli americani e pagata dagli europei, dai giapponesi e dalle monarchie del petrolio. Fu allora che in Europa e in Giappone si prese atto per la prima volta della situazione unipolare: tutti dipendevano non tanto dal petrolio (compresa la Russia che doveva venderlo in cambio di cibo), quanto dalla buona salute del capitalismo americano e quindi mondiale. A questa salute tutti i paesi avrebbero dovuto collaborare, volenti o nolenti.

"La guerra agisce su di un oggetto che vive e reagisce… Può dunque un conflitto fra forze viventi, come quello che origina e si risolve nella guerra, restare subordinato a leggi generali? È chiaro che questa materia può essere illuminata dalle ricerche e suddivisa nei suoi rapporti interni: ciò è sufficiente per costituire il fondamento di una teoria" (Karl von Clausewitz).

"Colui che eccelle nel vincere i nemici lo fa prima che la situazione sia diventata minacciosa… Ciò che di meglio si deve fare è cercare di spezzare le alleanze del nemico" (Sun Zu).

"Nella geo-economia, come in guerra, dominano le armi offensive" (Edward Luttwak).

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