25/10/2005: Comunicazione di Salvatore Signore


Ricevuta per vie traverse questa comunicazione di Salvatore Signore, arrestato nell'operazione di polizia denominata 'Nottetempo', attualmente detenuto presso il carcere di Sulmona.

Alcune precisazioni...
di Salvatore Signore

Ho deciso di scrivere queste righe per fare un po' di chiarezza su alcune voci, illazioni o inesattezze che probabilmente stanno circolando sul mio conto. Dico probabilmente perché da quando sono a Sulmona subisco un blocco pressoché totale della corrispondenza -già sottoposta a censura - sia in entrata che in uscita.
Le uniche cose che mi sono state consegnate sono i telegrammi ed alcune cartoline e proprio una di queste mi ha stupito in modo negativo, seppure altre inesattezze fossero presenti in qualche lettera che mi era stata spedita a Salerno.
Non so a cosa siano dovute queste incomprensioni e voglio credere che dipendano dal cattivo uso che faccio della lingua italiana, innamorato come sono del mio dialetto, spero perciò di chiarire alcune questioni con questo scritto pubblico, sempre che riesca a farlo uscire fuori da queste luride mura.
Innanzitutto voglio precisare che non ho mai RIFIUTATO (è proprio il termine che è stato utilizzato) la solidarietà dei compagni anarchici, al contrario mi onora e mi ha sempre fatto un immenso piacere. Avevo saputo di un presidio che si doveva tenere a Salerno, mi pare il dieci settembre, circa tre settimane prima, ed avevo solo chiesto che tale presidio non si tenesse in quella data in quanto avrei potuto avere bisogno di un appoggio
esterno dopo un paio di settimane, e sinceramente non mi sembrava corretto chiedere
la solidarietà dei compagni dopo un periodo così breve, accentrando su di me così tante attenzioni. Ero infatti intenzionato ad iniziare uno sciopero della fame se non mi avessero trasferito dal carcere di Salerno, nel momento in cui l'unico compagno con cui avevo potuto fare l'aria nell'ultimo mese - un uomo della Tanzania - sarebbe stato portato nella città in cui doveva iniziare il suo processo; sarei quindi rimasto nell'isolamento più completo. Tengo anche a precisare che l'idea di iniziare uno sciopero
della fame - che già avevo rinviato in precedenza - non era dovuto al fatto che fossi lontano dalla mia compagna, agli arresti domiciliari, e che quindi questa era un'arma di ricatto in mano allo Stato, come qualcuno ha detto.
Quella dello sciopero della fame era l'unica forma di lotta che avevo, in quelle circostanze, per tentare di andare via da condizioni detentive particolarmente brutali ed illegittime anche rispetto a quanto aveva stabilito nei miei confronti lo stesso Ministero. Condizioni che andavano dall'isolamento totale, con anche mezz'ora d'aria al giorno, al sequestro immotivato di tutto il materiale cartaceo che arrivava con la
corrispondenza; dai biglietti con scritto "Dux forever", al rifiuto di accendere la luce in cella al calar del sole; dai continui disturbi del sonno alla negazione di alcune ore di colloquio consentite coi miei familiari, dopo che erano venuti a trovarmi.
Se la mia richiesta di far slittare il presidio rispetto al giorno stabilito ha offeso qualcuno, che sicuramente si è anche speso molto per organizzare il tutto, non posso che scusarmene, ma non l'ho fatto per "rifiutare la solidarietà dei compagni anarchici", quanto, piuttosto,per non approfittarne troppo. Poi alla fine, per una pura coincidenza, è stata anche una fortuna, dal momento che sono stato portato via da Salerno il due
settembre.
Infine, mi sono state chieste spiegazioni riguardo a un "presidio fatto da tute bianche", presidio quantomai fantomatico perché - che io sappia - a Salerno non ce ne sono mai stati, ad opera di tute di qualunque colore, e se ci fosse stato qualcosa credo che quantomeno lo avrei saputo o li avrei sentiti. L'unica cosa di cui sono a conoscenza è che era stato organizzato un altro presidio, precedentemente, per fine giugno-inizio di luglio, mai tenuto anche quello, in quanto io in quei giorni ero a Lecce per un'udienza
di una faccenda vecchia di tre anni. Io sono venuto a conoscenza di questo mancato presidio solo in seguito, da un compagno napoletano che avrebbe dovuto parteciparvi, il quale mi ha detto che c'era di mezzo gente di un non meglio specificato "laboratorio", forse anche disobbedienti, ma non so nulla di più in quanto, come ho detto, ne ero completamente all'oscuro.
Purtroppo sto avendo l'impressione che le voci che vanno di bocca in bocca si modifichino ed arrivino anche a vivere di vita propria, trasformandosi anche in becero pettegolezzo da giornale scandalistico. Per evitare tutto ciò, sarebbe auspicabile che chiunque volesse avere chiarimenti o notizie che riguardano un compagno, si rivolgesse irettamente all'interessato, evitando le voci di corridoio ed i "sentito dire", ed io ne approfitto
per ringraziare proprio coloro che con me hanno voluto fare ciò, per la loro correttezza.
Per contro, per quanto mi riguarda, sono costretto ad invitare gli amici ed i compagni a non scrivermi per il momento, fino a quando gli spioni di turno non mi sbloccheranno la corrispondenza in entrata e in uscita, ma sappiate che io finora ho regolarmente risposto a tutti coloro che mi hanno scritto e se non avete più direttamente mie notizie, le cause sono certamente "altre".
Spero, con questa lunga e noiosa lettera, di aver chiarito ciò che più mi stava a cuore.

Un caro saluto, Salvatore
Sulmona, 28 Sett 2005

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