26/01/2006: Contro i vampiri della NATO (21 gennaio 2006, Forlì) - breve riassunto


Relatore: Sergio Carraro - Contropiani, Roma

Sergio
Il convegno organizzato oggi a Forlì testimonia un disegno strategico che avvicina la NATO al mondo dell'università e dell'impresa, che mostra lo stretto legame tra la guerra e l'economia capitalista, che tende a cooptare il mondo universitario per conformare gli studenti alla propria ideologia.
Oggi non eravamo molti e per questo gli organizzatori non erano troppo soddisfatti, tuttavia io credo che esserci significhi molto: esserci scopre la loro strategia, impedendo loro di lavorare e di mantenere nelle loro sole mani le sorti del mondo.
Questa zona, la Romagna, è un cuore strategico del movimento contro la guerra e contro la NATO, ad esempio qui a Rimini siete riusciti a bloccare l'aeroporto, altrove non ci sono riusciti.
La recente crisi dei gasdotti, in quanto crisi sul percorso di una ragnatela di reti energetiche tra oriente e occidente mostra tutta la concretezza della guerra del 1999 per il controllo dei corridoi strategici, un controllo nel quale non ha parte solo la guerra - che mira a spezzarli - ma tutta quella politica di controllo e repressione sul territorio svolta da forze professionalizzate nell'intervento di polizia (come la polizia
europea, che sta insediandosi a Vicenza).
E' in quest'area tra oriente ed occidente che vecchie e nuove potenze giocano la partita del controllo delle risorse: così come gli USA hanno interesse a spezzarli per poterli controllare, l'UE è interessata alla propria autonomia energetica.
L'Unione Europea in questi anni ha subito un processo di disgregazione statuale, passando da 10 a 29 stati, di cui una decina con meno di 10.000.000 di abitanti, quindi con un bassissimo potere contrattuale sul mercato mondiale. Gli accordi stipulati dal WTO smantellano le misure di questi paesi a difesa della propria economia, e dove non arriva il WTO, arriva la NATO, portando la guerra come nei Balcani.
La destabilizzazione/divisione (privazione della sovranità da parte della NATO) dei paesi con maggiore peso storico e sociopolitico è funzionale alla stabilità del controllo (come in Iraq) e costringe gli altri paesi ad accordi estremamente pesanti per il loro sviluppo interno.
A differenza del vecchio imperialismo coloniale che mirava allo sfruttamento della terra, il nuovo imperialismo punta alla conquista della forza lavoro, delle risorse umane: in questo senso l'Europa dell'Est riveste un'importanza primaria, in quanto unisce un alto livello di professionalità e preparazione a bassissimi costi.
La armonizzazione degli standard sociali nei paesi poveri contrabbandata dalle potenze capitaliste nasconde invece un abbassamento degli stessi per la nostra forza lavoro, attraverso la delocalizzazione nelle periferie interne (ad esempio il caso delle banlieues parigine, per le quali si è proposta la trasformazione in zone franche, nelle quali costi e condizioni di lavoro siano inferiori al resto del paese).
Vi sono esempi indicativi, in Serbia, in Bulgaria e in Romania.
In Serbia è indicativo il processo di privatizzazione, iniziato più tardi che nel resto d'Europa, ossia dopo bombardamenti e cambio di regime e che ha coinvolto prevalentemente la terza categoria di proprietà oltre a quella privata e quella statale, ovvero quella a carattere sociale, su cui si è concentrato lo sforzo per smantellare elementi di continuità di un sistema ad alta autogestione dei lavoratori.
Dal 2001 al 2005 sempre più aziende hanno privatizzato, aumentando gli incassi ed abbattendo gli investimenti, esempio di una privatizzazione essenzialmente speculativa che prende quanto gli serve lasciando andare il resto in malora, lavoratori compresi.
La sempre maggiore delocalizzazione fa sì che in Italia non vi sia quasi più una classe operaia se non ad alto valore aggiunto, perché il 'lavoro sporco' viene fatto all'estero, sempre di più.
E' il caso ad esempio di una ditta di confezioni tessili di Svignano, che ha messo in mobilità 150 operaie perché il padrone ha trasferito l'intera produzione in Romania.
Questa speculazione non ha solo carattere industriale, ma anche immobiliare, come in Romania, con prezzi quadruplicati in pochissimo tempo che mettono i cittadini fuori da un mercato accessibile solo a speculatori stranieri, e qui possiamo rivedere un elemento di sfruttamento della terra ancora di tipo coloniale.
Questo conflitto va visto in un'ottica internazionalista, di resistenza globale al conflitto di classe.

Erica, Ponticelli
Obiettivo dichiarato di questo convegno è indicare e raccomandare alla politica nazionale ed internazionale iniziative per aumentare il profitto nello sfruttamento economico nell'area balcanica.
Viene evidenziato essenzialmente un problema a livello di marketing, interno ed esterno, ovvero favorevole opinione pubblica delle popolazioni locali riguardo l'Europa e fiducia degli investitori stranieri circa le possibilità di guadagno e le condizioni interne dei paesi stessi.
Due sono gli ambiti di azione a questo riguardo: verranno sostenute e finanziate iniziative di tipo politico, culturale ed universitario per educare la gente ad apprezzare l'Europa, e contemporaneamente si utilizzeranno forze di sicurezza per il controllo del territorio in modo da rassicurare gli investitori.
Il problema di immagine esiste, perché la zona è sempre meno a favore dell'Europa, e gli investitori si rendono conto che il territorio non è ancora pacificato, intendendo per pacificazione l'assenza di tensione sociale.
Si intendeva offrire consiglio per l'organizzazione di istituzioni politiche di alto livello, ma in questa tavola rotonda non si è raggiunto un accordo conclusivo perché non si sapeva come poter gestire il conflitto etnico, esasperato dall'eccessivo sostegno dato ai movimenti nazionalistici, che rende necessario cambiare strategia.

Claudio, Ravenna
Esiste la necessità di costruire campagne informative sul territorio: il coordinamento attivo fino a qualche tempo fa può allargarsi a costituire una rete informativa sulle ricadute delle strategie di cui si è parlato sull'economia interna di questo territorio.
Certamente, non abbiamo forze sufficienti ad internazionalizzare una simile iniziativa, ma possiamo approfondire i temi della delocalizzazione, dello sfruttamento del lavoro locale e della forza lavoro immigrata.
Le politiche di guerra di cui abbiamo discusso mirano alla distruzione di mercati del lavoro per aprirne altri maggiormente sfruttabili.
E' necessario ricominciare ad intervenire sulle politiche del lavoro, sia interno che legato all'immigrazione, anche per arrivare a superare la classica discordia, funzionale allo sfruttamento, tra lavoratore locale e lavoratore immigrato.
Nei Balcani, la campagna mediatica sulle pulizie etniche ha incancrenito un odio etnico tra poveri, e diventa indispensabile costruire un meccanismo di resistenza sociale allo sfruttamento lavorativo.

Sergio
Volevo informarvi di un incontro che si terrà a Roma sabato 28 prossimo, con Jurgen Hass sul ritiro dall'Iraq. Purtroppo Hass si ferma pochi giorni e non sarà possibile invitarlo in altre città.

Gaber, Bologna
La NATO viene normalmente vista come una struttura che periodicamente va a bombardare in giro. Ma in quest'ottica si perde l'aspetto relativo alle strategie, come quelle descritte oggi, che vanno oltre la guerra, come il consolidare accordi politico-militari con regimi anche non democratici in paesi in cui peraltro resta un altissimo livello di resistenza socioculturale sul territorio; la stessa fragile stabilità di simili odiati
regimi pone un altro problema relativo al marketing di cui ha parlato la compagna poco fa.
Un marketing che avviene anche attraverso i finanziamenti ad ONG che portano avanti iniziative a sostegno delle popolazioni per legittimare la forze occidentali sul territorio ed anche programmi culturali che distolgano l'attenzione dai soldati presenti, contribuendo contemporaneamente a formare generazioni di giovani promettenti formati alla cultura e all'istruzione occidentale, che possano offrire maggiore compatibilità allo sviluppo previsto dalla strategia NATO.
Questo sviluppo necessita di territori pacificati, non solo militarmente, ma soprattutto privi di conflitto sociale, e vediamo infatti che si prevede l'addestramento del personale da inviare sul luogo in tecniche di gestione del conflitto sociale.
Che fare quindi? E' ovvio il divario di forze tra noi e la Nato, ma determinate iniziative vanno comunque prese, e il fatto stesso di intraprenderle ha un valore aggiunto fondamentale. Possiamo approfondire lo scambio di informazioni tra le realtà locali, e la costruzione di iniziative anche in rapporto a momenti nazionali (ad esempio la manifestazione prevista per il 18 marzo sulla situazione palestinese), che possano ulteriormente valorizzarle.

Giacomo, Milano
Vorrei avanzare una proposta sull'argomento Balcani, legata alla giornata, recentemente proclamata, per i martiri delle foibe. Infatti, anche se non esiste più la Jugoslavia, continua la campagna di guerra contro di essa, come paese liberatosi autonomamente dal nazifascismo, contro la sua storia, la sua memoria, la sua resistenza.
Propongo in questa giornata un boicottaggio attivo nelle scuole, per ristabilire nel patrimonio storico europeo la resistenza balcanica.
Il primo anno in cui è stata celebrata questa giornata esponenti di AN sono stati a parlare nelle scuole, sempre contestati e a volte azzittiti.
L'anno successivo non si sono ripresentati. Se AN quest'anno volesse fare propaganda nelle scuole, bloccarla o contestarla non è impossibile.
Vivo a Milano, ma sono nato a Cervia, quindi sono legato anche alla realtà locale, nella quale vedo la crisi di un compromesso sociale esistente da tempo: si veda il caso della Amadori, dove gli operai stagionali precari - i tre quarti della forza lavoro dell'azienda - hanno proclamato uno sciopero spontaneo bloccando i cancelli dello stabilimento.
Chiaramente, il pollo di questi tempi non si vende più, quindi la produzione è in calo, scaglionata e dilazionata precarizzando sempre più il lavoro: non è incentivando il consumo di carne di pollo sempre più industriale, satura di ormoni e mangimi sintetici che può cambiare la situazione, ma solo smascherando la logica di questo modello di sviluppo, nel quale il profitto combatte l'individuo e la salute sociale. L'influenza aviaria può essere intesa come una malattia generata dal capitalismo, per cui l'esigenza
primaria di produrre a costi minimi e vendere in quantità sempre maggiori condiziona l'individuo a consumare quanta più carne possibile, per quanto prodotta in condizioni innaturali e quindi malsane, tra larga somministrazione di antibiotici e malattie resistenti che nascono sempre più frequentemente.
Riguardo alla nostra zona, vorrei rilevare due settori che pur di primaria importanza non vedono nessuna tutela del lavoratore, ovvero il settore turistico-alberghiero e quello edilizio. Entrambi sfruttano largamente manodopera immigrata, in nero, priva di tutela sindacale, con la connivenza delle istituzioni politiche locali che gestiscono coscientemente una conveniente oppressione. In questi ambiti possiamo tentare di avvicinarci ai lavoratori proponendo il nostro messaggio.
Un'ultima cosa: quando ero alle elementari sono stato portato in gita alla base NATO di Pisignano. E' chiaro come questi metodi di condizionamento ingenerino la visione della guerra come naturale, e delle armi come orgoglio nazionale. E in quest'ottica di condizionamento e distrazione dalle verità negate, ho potuto vedere come l'argomento uranio impoverito sia arrivato a fare parte dei discorsi da bar, che considero un significativo laboratorio di microfisica sociale. Ebbene, nel momento in cui in questa zona l'attenzione a questi temi raggiungeva livelli preoccupanti, è spuntato 'Campioni' a Cervia, così al bar c'è altro di cui parlare.
sono paranoico? Forse, ma è comunque preoccupante.

Natale Parmeggiani, Pioltello
Vorrei premettere il massimo rispetto per coloro per cui e coloro contro cui parlo. Tutto ciò di cui abbiamo parlato scaturisce dalla Casa Bianca.
Questo è quanto io ho ritenuto di fare: a mie spese mi sono recato negli Stati Uniti, all'Ufficio del Senato preposto al controllo dell'operato della Casa Bianca e all'ufficio della Procura Generale, comunicando che ritengo il dottor Bush un incompetente pericoloso, che gestisce la presidenza degli Stati Uniti come un cattivo imprenditore. Questo è quanto ripeterò nel mio prossimo viaggio, in febbraio, nel quale tornerò a dare il mio messaggio ai Senatori, esortandoli al controllo più fermo delle azioni di quest'uomo.

http://www.autprol.org/