15/02/2007: Sciopero generale?


Rinaldini, segretario della FIOM, propone uno sciopero generale nazionale contro il terrorismo.
Il ricorso alla mobilitazione da parte dei dirigenti dei sindacati di regime punta ad alimentare le divisioni fra i lavoratori, criminalizzare i sindacalisti onesti, fare da grancassa alla strategia della tensione promossa dal ministero dell’interno e dagli esponenti del governo.
E’ particolarmente significativo che i dirigenti sindacali NON abbiano indetto scioperi contro la guerra in Afghanistan (eppure il governo che hanno contribuito a far vincere aveva promesso il ritiro delle truppe!!!), non abbiano indetto scioperi contro la finanziaria, non abbiano indetto scioperi contro la rapina del TFR (del resto sono soci in affari con Confindustria!), non indicano scioperi contro le morti sul lavoro (ogni giorno sul lavoro muoiono 4 persone: un bollettino di guerra ben più terrificante di ogni attività “eversiva” dei comunisti!!).
Uno sciopero generale contro il terrorismo? A che pro? Per costringere i lavoratori a scioperare per non essere sospettati di essere “infiltrati delle BR”? Per alimentare il clima di sospetto, la delazione, l’isolamento dei compagni che onestamente e coerentemente svolgono il loro lavoro in fabbrica come delegati di base, come riferimento dei lavoratori contro l’imbarbarimento dei rapporti di lavoro, contro le coercizioni, contro le pretese di tutti i padroni di far calare le braghe agli operai?
Uno sciopero generale contro il terrorismo è il modo in cui i dirigenti sindacali, legati mani e piedi (e portafoglio) a questo governo “amico” dei lavoratori, tentano di fiaccare ogni resistenza che dai posti di lavoro, dalle fabbriche, dalle scuole, si alza contro i continui attacchi alle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, contro gli attacchi ai diritti e alle conquiste che sono stati raggiunti con le lotte degli anni ’60 e ’70.
In varie forme e a vari livelli la borghesia di destra e di sinistra conduce la persecuzione contro i comunisti, contro gli elementi attivi nelle lotte sociali, contro gli organismi e le organizzazioni che promuovono senza riserve la resistenza popolare: è reato mobilitarsi contro la legge 30 (la legge Biagi), è reato organizzarsi in collettivo e mobilitarsi contro la guerra, è reato gridare slogan contro l’occupazione militare italiana dell’Afghanistan e dell’Iraq, è reato attaccare manifesti in solidarietà ai compagni inquisiti e arrestati, è reato dichiararsi comunisti). Trasformare tutto ciò in reato è la dimostrazione di quanto le istituzioni borghesi abbiano il terrore della rinascita del movimento comunista. I modi con cui perseguitano i comunisti sono la dimostrazione che di quella che loro stessi definiscono democrazia, rimane solo un paravento dietro cui nascondersi ogni volta che puntano l’indice (e sguinzagliano polizia e carabinieri, ROS e DIGOS, magistrati e secondini) contro i “terroristi” di turno.
Questa criminalizzazione ci ricorda il fascismo. Del resto Mussolini iniziò la sua “carriera” di servo della borghesia nel Partito Socialista.
La storia insegna: i dirigenti che hanno tradito la classe operaia sono coloro che più hanno aiutato la borghesia a ricacciare indietro la lotta dei lavoratori quando non sono diventati essi stessi i peggiori persecutori dei comunisti e repressori delle lotte di emancipazione dei lavoratori.
Per questo motivo è fondamentale che i lavoratori e le masse popolari non si lascino abbindolare dai falsi amici che oggi li invitano a prendere le distanze da tutti coloro che a vari livelli promuovono la difesa e l’estensione dei loro diritti.
E’ compito di tutti i lavoratori attivi, dei sindacalisti onesti, dei comunisti e dei sinceri democratici tenere alta la vigilanza sulle posizioni prese dalla dirigenza dei sindacati di regime e imposta alla base con il ricatto “o con la CGIL o con le BR”.
Oltre tutte le campagne mediatiche che la borghesia può scatenare oggi, oltre tutti i tentativi di criminalizzazione, oltre tutte le persecuzioni è sempre più evidente che la borghesia imperialista conduce le masse popolari, la società intera, verso un futuro di miseria, guerra, sottomissione e sfruttamento.
Per questo motivo il partito dei CARC solidarizza con i comunisti inquisiti, rivendica la libertà per quelli in carcere, rivendica la pratica della solidarietà di classe contro l’isolamento e la criminalizzazione.
Uno Stato sedicente democratico che si fonda sulla coercizione, sulla corruzione, sulla mafia, sulla guerra e sullo sfruttamento, non è uno stato che può giudicare coloro i quali lottano per la costruzione di una società che mette al centro della sua esistenza gli uomini e la loro dignità, una società socialista.
Per questo motivo oggi il partito dei CARC sostiene senza riserve tutti i lavoratori attivi, i sindacalisti onesti, gli operai combattivi, tutti coloro che dalle masse popolari trovano la forza per non piegare la testa e portano alle masse popolari una prospettiva concreta per la conquista del loro futuro.
La borghesia ci vuole piegare, con le sue agenzie repressive o con le sue centrali di corruzione, il partito dei CARC sostiene la parola d’ordine di difendere, esercitandoli, tutti i diritti democratici conquistati con la Resistenza antifascista, sostenere gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari prima di ogni altro interesse; tenere alta la bandiera della lotta di classe in ogni ambito.

15.02.07
Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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