01/07/2008: Torino: una pietra contro il Tav


Il 28 giugno piazza XVIII dicembre a Torino si è riempita di No Tav, che, sfidando il caldo feroce e i divieti di polizia, hanno dato una prima, importante, risposta a chi in queste stesse ore stava decidendo sul futuro di Torino e della Val Susa.
La giornata No Tav, organizzata da Saldatura – rete contro le nocività di Torino e dintorni – si è aperta con un’assemblea di piazza, nella quale sono state illustrate le conseguenze disastrose della costruzione del Tav a Torino, dove ben 250.000 torinesi saranno investiti dalla costruzione della nuova linea. 30 anni di cantieri per servire gli interessi della solita lobby di costruttori, interessata a drenare soldi pubblici per un’opera inutile, che assorbirà risorse che potrebbero essere impiegate per migliorare i servizi destinati alle persone, cominciando dal trasporto ferroviario per i pendolari.
Dopo l’assemblea i No Tav sono scesi in strada diretti in corso Francia, che nei giorni precedenti la questura aveva vietato con il pretesto dell’interruzione del traffico. Evidentemente chi si appresta a bloccare la città per 30 anni non gradiva che la protesta No Tav lo facesse per 30 minuti.
La passeggiata che, vista la partecipazione, ha assunto i caratteri di un vero corteo, si è diretta in piazza Statuto e qui ha svoltato per corso Francia. Lo schieramento di polizia era imponente. In testa al corteo tre sindaci si Tav con tanto di fascia tricolore accompagnati da operai in tuta armati di cazzuola e bugliolo, un trattore bonsai, una corte di portaborse e cortigiani. I No Tav sono dilagati ovunque per la piazza, bloccando il traffico in ogni direzione, mentre partiva la cerimonia di posa della prima pietra, con tanto di discorso inaugurale, taglio del nastro e cementazione della pietra.
La manifestazione si conclusa in piazza XVIII dicembre con toma, birre, musica, l’acqua della Fonte Penturetto di Vaie, e giochi per i bimbi.
In molti hanno manifestato l’intenzione di salire il giorno successivo a Prà Catinat, dove i sindaci si incontravano per farsi presentare l’accordo sul Tav, siglato dall’Osservatorio.
La Stampa nella sua edizione serale annunciava che l’incontro era stato spostato in prefettura a Torino. Nonostante continuino a raccontare che il popolo No Tav è ormai scomparso, è bastato l’annuncio che qualche macchina di No Tav sarebbe salita a Prà Catinat, per suggerire una rapida fuga nel chiuso della Prefettura. In questo fine settimana, dopo tre anni di concertazione si sta sancendo la conclusione dei lavori dell’Osservatorio Virano, il tavolo tecnico che il governo Berlusconi mise in piedi in fretta e furia il 9 dicembre del 2005, per arginare la rivolta in Val Susa, culminata con la riconquista, l’8 dicembre, dei terreni di Venaus presi con la forza dalla polizia due giorni prima.
Il movimento No Tav, sin dal 10 dicembre del 2005, quando la delegazione guidata da Ferrentino tornò da Roma con questa polpetta avvelenata, comprese che il ruolo dell’Osservatorio era di far passare con le “buone”, quello che non era stato possibile imporre a suon di botte e occupazioni militari.
In questi tre anni è stato messo in moto un apparato propagandistico enorme, appoggiato e voluto dal governo Prodi non meno che da quello del Cavaliere. Si trattava di creare i presupposti per far credere che, poco a poco, l’opposizione al Tav si riduceva solo ad una minoranza di estremisti, facilmente criminalizzabili, facilmente isolabili.
Nonostante il fronte istituzionale sia poco a poco rientrato tra i ranghi, mettendo fine all’anomalia valsusina di sindaci e amministrazioni schierati contro le direttive dei loro partiti, il popolo No Tav non ha mai interrotto la sua marcia. Il gusto per l’agire in prima persona, per la politica dal basso, fatta nelle assemblee popolari, nei comitati, nel lavoro quotidiano in strada è di quelli che restano e resistono alle sirene di chi vorrebbe si mollassero gli ormeggi, tornando a casa.
Il 17 giugno i tecnici della Comunità montana Bassa Val Susa hanno presentato le loro “suggestioni” sul futuro della Val Susa attraversata dal Tav, chiamando la nuova linea “F.A.R.E.” – Ferrovie Alpine Ragionevoli ed Efficienti, sostenendo che il Tav si può F.A.R.E.
In un’affollatissima assemblea svoltasi a Villardora il 27 giugno i No Tav hanno esaminato le varie proposte, presentate ed analizzate da vari tecnici, ed hanno detto a chiare lettere che le “suggestioni” dei tecnici della Comunità montana sono sin troppo simili a quelle di chi da quasi un ventennio propaganda la devastazione del territorio ed il saccheggio di risorse pubbliche.
Il 28 giugno si è ribadito che l’opposizione al Tav sta crescendo, poco a poco, anche a Torino, da dove, secondo quanto illustrato nel piano F.A.R.E., dovrebbero partire i lavori.
Un’ultima notazione di cronaca. Il toretto in fondo a piazza XVIII dicembre, chiuso da anni per timore che l’acqua attirasse immigrati poveri e senza casa, è stato riaperto dai No Tav all’uso pubblico della cittadinanza.

No Tav Autogestione – Torino
Il nostro Comitato aderisce alla Rete “Saldatura – contro tutte le nocività” di Torino e dintorni

Foto a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/2449

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