30/09/2008: Brushwood: una sentenza abnorme.



Questo è in sintesi il giudizio che i difensori di Michele Fabiani danno delle motivazioni con cui il GUP Ricciarelli ha rinviato al dibattimento su tutti i capi di imputazione, compreso il reato di Associazione Sovversiva (270 bis) i 4 ragazzi spoletini. Scuri in volto apparivano anche gli altri difensori e non poco arrabbiati erano i ragazzi imputati presenti..

La gravità di quello che è accaduto non sta nel rinvio a giudizio che non ha concesso nulla, anche su fatti palesi di cui accenneremo più avanti, ma nelle motivazioni, che non si sono limitate a indicare la necessità della fase dibattimentale per la quale sarebbero, secondo il GUP, ricorse le condizioni, ma che si è spinto talmente oltre il proprio ruolo, fino a configurare le motivazioni stesse con i caratteri di una sentenza di condanna.

E’ un fatto talmente grave da avere probabilmente le caratteristiche della novità assoluta. In questo senso diventano oggettivamente una indicazione di sentenza per i giudici della fase dibattimentale. Una situazione giuridicamente abnorme, per cui i ruoli vengono confusi e la sentenza a cui devono arrivare i giudici di Terni, a cui è affidata la fase processuale, pesantemente condizionata da una istruzione impropria.

Ben consapevoli e pronte erano le difese ad affrontare in sede processuale tutte le situazioni prescrivibili per cui ci sono tutte le condizioni di una contestazione di merito, ma la situazione ambientale che si è creata con questa “sentenza di condanna” fuori competenza, impone ora una attenta riflessione sul che fare.

Appena si avranno in mano le motivazioni scritte si capirà meglio che strada prendere.

Ci è stato infine fatto notare che la presenza della Procura, lungo tutta l’udienza, con il suo massimo esponente, il Procuratore Miriano, in appoggio alla PM Comodi, misurava, a detta di chi vivendo a Perugia è più di noi pratico della vita del Palazzo di Giustizia, l’interesse particolare per l’andamento della vicenda Brushwood.

Il Comitato 23 Ottobre ritiene che in questa situazione sia necessario rilanciare al più alto livello possibile la mobilitazione sull’operazione Brushwood. Ritiene indispensabile costruire momenti di informazione pubblica con la partecipazione di voci importanti del mondo giuridico perché sia chiaro a tutti che non stiamo esagerando, ma che invece siamo di fronte ad un fatto grave che non può passare sotto silenzio e al contempo non può essere trascurato lasciando sortire i suoi effetti condizionanti.

La proposta che facciamo è quella di una manifestazione pubblica per il 23 ottobre , a Spoleto, ad un anno dagli arresti. Non una giornata per ricordare, ma il primo passo per organizzare una mobilitazione crescente per arrivare al 7 aprile, quando inizierà a Terni il processo, con la coscienza che in questo processo non è in gioco solo la libertà di Michele, Andrea, Damiano e Dario, ma quella di tutti.

In conclusione un breve accenno su alcune questioni di merito, sulle quali torneremo. La difesa di Michele ha presentato una sentenza del GUP di Pisa ( l’ultima di una lunga serie ), relativa ad un processo ad un gruppo anarchico le cui imputazioni specifiche erano assai più pesanti di quelle che riguardano i giovani spoletini, ciò nonostante non si sono ravvisate le condizioni dell’applicazione del 270 bis. Poi, ancora, come se non bastasse che le impronte digitali sulla busta della rivendicazione del 9 marzo, sempre associata dall’accusa alla lettera alla Lorenzetti ( autografate entrambe come COOP-FAI) non appartengano a nessuno dei ragazzi spoletini, che il timbro di invio della lettera alla Lorenzetti sia illeggibile, ma per la DIGOS può essere dell’otto agosto (quando Michele era in Puglia), che la busta semplice su cui era apposto con i due proiettili sia potuta partire da Spoleto, arrivare a Firenze, andare a Perugia e finire nelle stanze della Lorenzetti senza che nessuno si accorgesse che conteneva due pesanti e voluminosi oggetti di piombo: ora a 11 mesi dai fatti vien fuori che i Vigili del Fuoco di Spoleto avevano detto esplicitamente a chi indagava sull’incendio all’ ”ecomostro”che si poteva trattare di una autocombustione e che non c’erano elementi per parlare di una mano esterna e in più che l’accendino di cui si parla nelle carte dell’accusa come strumento per avviare l’incendio E’ DA ESCLUDERE CHE ABBIA ALCUNA RELAZIONE CON L’INCENDIO STESSO.

Questo significa che non passa mese che parti significative di quanto scritto nelle accuse viene a cadere. Nonostante ciò, la sentenza di oggi con i caratteri sopra richiamati.

Non ci facciamo scrupolo perciò a chiedere, a quanti interni alle Istituzioni ritengono di esercitare il loro mandato per garantire spazi democratici, intervengano, nelle sedi politiche dove svolgono il loro mandato, per chiedere cosa sta accadendo nel Tribunale di Perugia.

COMITATO 23 OTTOBRE


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