10/01/2009: A proposito di certezza della pena… nel carcere di Opera (Milano) non c’è il riscaldamento dall’inizio dell’inverno


Si fa un gran parlare in questi ultimi anni di certezza della pena e di costruire nuove carceri per far fronte all’aumento vertiginoso del numero dei detenuti. A tal fine sono stati spesi milioni di euro per ricavare nuove sezioni e celle come nel caso del carcere di Opera dove dalla fine del 2006 sono stati realizzati, nell’ex sezione femminile, un centinaio circa di posti interamente destinati al regime di 41 bis.
Più in generale, dei 613 posti ricavati nel corso del 2007, ben 204, circa un terzo, sono destinati al 41 bis (dati del Ministero della Giustizia).
Intanto nelle carceri di tutta Italia – e in particolar modo della Lombardia che ha il triste primato del maggior numero di detenuti – le condizioni igienico-sanitarie sono a dir poco drammatiche.
Nel carcere “modello” di Milano-Opera, struttura relativamente recente se confrontata a San Vittore, le cose non vanno meglio, anzi. In svariate sezioni e in alcune sale colloquio il riscaldamento non funziona dall’inizio dell’inverno e l’acqua calda è tornata a funzionare a singhiozzo – ma non dappertutto – soltanto da una decina di giorni.
La questione é ben nota già da novembre 2007, come testimonia un articolo comparso sul Corriere della Sera del 29/11/07 dal titolo “Mancano i soldi per le caldaie rotte. Il carcere di Riina rimane al freddo”… come se la presenza di qualche nome noto possa in qualche modo giustificare la tortura di quasi 1.500 detenuti.
Comunque, ad oggi quasi nulla è ancora stato fatto per garantire condizioni di vita minimamente dignitose. I detenuti e i loro familiari denunciano da tempo questa odiosa situazione.

Da una lettera del 23 dicembre 2008:

[…] Riferendoci alla situazione dei caloriferi e acqua calda la condizione attuale é migliorata, nel senso che l’acqua calda da 10 gg ca. è tornata, i caloriferi invece sono attualmente spenti, per meglio dire, da quando è iniziato l’inverno non sono mai stati accesi. Lo scorso anno avevamo i caloriferi funzionanti ma l’acqua sempre fredda, difatti in doccia si portava acqua calda nei secchi.
Vi è da specificare che il problema del riscaldamento riguarda un’intera ala della prigione, circa 200 compagni. La nostra sezione, I reparto, III° piano, sezione B Alta Sicurezza, per tale problema ha scioperato per 5 gg. Cui è seguito un incontro col commissario dell’istituto. Ha riferito che si stanno adoperando per ovviare al “guasto” ma ritengo che non risolveranno la situazione per tutto l’inverno. Come palliativo hanno posizionato due stufette nel corridoio della sezione.
Chi può, compra più bombolette e usa i fornellini da camping per riscaldare l’ambiente, chi non può…
Gli altri inverni non c’è mai stata acqua calda se non come un miraggio, andava e veniva. Il problema sussiste da anni. […]

Di seguito riportiamo integralmente una lettera, firmata da più detenuti del carcere di Opera, il 2 dicembre 2008.

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Per conoscenza:

Al Magistrato di Sorveglianza di Milano
Al Provveditore del DAP della Regione Lombardia
Al Garante dei diritti dei Detenuti della Lombardia, Dr. Giorgio Bertazzini

I detenuti ristretti presso il I° reparto, terzo piano, sezione B, del carcere di Milano–Opera, fanno presente che:
A seguito di innumerevoli segnalazioni fatte agli agenti di polizia penitenziaria, ai loro superiori, per arrivare sino al Signor Direttore Dott. Giacinto Siciliano (tramite documento redatto e firmato dagli stessi detenuti a metà Novembre 2008), inerenti alla inaccettabile situazione in cui versa la sezione citata, si rivolgono alle autorità in intestazione, per enumerare alcuni punti della drammatica condizione in cui vivono ogni attimo.

1. I caloriferi non sono mai stati accesi dall’inizio dell’anno (si parla di un guasto cui nessuno si è mai, si ribadisce mai, preso la briga “in concreto” di aggiustare avendone tempo fin da Settembre);

2. L’acqua calda nel locale doccia, appare e scompare come un miraggio;

3. Le celle sono inagibili, schifose, fradice… (l’acqua piovana scivola sui muri interni e alcuni hanno la bacinella sulla branda per raccoglierne le gocce);

4. E’ impossibile asciugare i panni, l’umidità non lo permette;

5. La neve caduta abbondantemente le temperature assai rigide fanno il resto, si è costretti a dormire, indossando, oltre i pigiami, tute, felpe, guanti e berretti.

Per questi motivi si chiede alle autorità in intestazione, di verificare se quanto sostenuto corrisponda al vero o sia soltanto una calunnia. E se corrisponde al vero di voler intervenire per ovviare ai drammatici e oramai insostenibili disagi.
Per questi motivi chiedono al Garante dei diritti del Detenuto di recarsi presso detta sezione per parlare coi reclusi firmatari e appurare la veridicità dell’assunto.
Vi sono innumerevoli osservazioni da fare che necessitano un colloquio visivo con il Dr. Giorgio Bertazzini il quale, avendosi assunto la responsabilità giuridica e morale di garantire i detenuti affinché possano scontare la propria pena in maniera dignitosa, senz’altro non resterà sordo alla presente rimostranza.
La invitano, Gentilmente, a raccolgliere il presente appello e a recarvisi al più presto possibile nella CR Opera per riscontrare e poi valutare, insieme ai firmatari, il da farsi.
In attesa, Si ringrazia per la Cortese Attenzione e si allega foglio con le firme.

Per porre fine a questa tortura che si protrae ormai da troppo tempo, non resta altro che trovare forme adeguate di mobilitazione.

Infine, diamo conto di come si è svolta, nonostante il freddo, la settimana di mobilitazione per l’abolizione dell’ergastolo nel carcere di Opera; da una lettera del 23 dicembre:

[…] dal 15 al 21 c.m. vi è stata la piena adesione dei compagni ergastolani, circa 65-70, a cui si sono aggiunti altri compagni.
La modalità con cui è stato fatto lo sciopero si riferiscono al rifiuto del vitto dell’amministrazione, con alcuni che hanno digiunato per 2 giorni. La protesta, per evitare strumentalizzazioni, è stata annunciata alle autorità carcerarie tramite singola domandina. Ogni detenuto ha scritto la propria.
Vi è stata più partecipazione, e soprattutto organizzazione, dello scorso anno.

Milano, 10 gennaio 2009
OLGa – Milano
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