20/01/2009: COMUNICATO DAL CARCERE DI ALESSANDRIA


Il 19 gennaio 2009 inizierà in Piemonte la settimana di sciopero della fame per l'abolizione dell'ergastolo che a staffetta sta coinvolgendo tutte le regioni italiane e anche di altri stati europei. In questa occasione noi detenuti della sezione EIV (Elevato Indice di Vigilanza) del carcere di Alessandria – San Michele, abbiamo voluto portare avanti una lotta anche contro altre problematiche che riguardano il mondo carcerario e in particolare contro quei soprusi che ogni giorno subiamo in questa sezione. Per legge l'EIV dovrebbe essere un regime carcerario dove il detenuto gode degli stessi diritti dei comuni, ma è sottoposto ad una vigilanza più stretta; di fatto però la tendenza dal Ministero e dei direttori dei vari istituti di pena è quello di avvicinarlo sempre più alle condizioni di carcere duro del 41 bis.
Quella dove ci troviamo è una sezione piccola: siamo in 7.
Questo basta alla direttrice per decidere che a noi non spetta l'uso del campo da calcio perché portarci sarebbe troppo complicato; neanche la scuola è adatta a noi dato che una classe deve essere di almeno 10 elementi. Non abbiamo la possibilità di usare la palestra né di partecipare ad attività educative o sportive, che per quattro gatti non vale la pena avviare; l'aria la facciamo nei passeggi dell'infermeria fatti per mandarci una persona alla volta. Di fatto, quindi, passiamo 22 ore al giorno chiusi in cella senza far niente, alla faccia della funzione rieducativa della pena che, se con l'ergastolo viene del tutto accantonata, qui manca anche per chi ha le pene più lievi. Col passare dei mesi le motivazioni di natura economica – burocratica – organizzativa, che la direzione apportava per negarci di volta in volta ciò che ci spetta, si sono mostrate delle vili falsità ed è emersa invece la precisa volontà di amplificare il peso costrittivo e afflittivo della galera verso i carcerati. L'esempio di maggior rilievo di questo intento da parte del DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) e della direttrice, è stata l'installazione questa estate di pannelli di plexiglas opaco alle finestre che impediscono il passaggio di aria e luce e la visione dell'esterno, aumentando così il senso di clausura. Per non parlare poi delle periodiche e del tutto arbitrarie restrizioni dei generi che si possono acquistare alla spesa o che possiamo ricevere tramite pacco postale o al colloquio. Per far fronte a questa situazione e far rispettare i nostri diritti abbiamo fatto varie istanze e ricorsi al DAP, magistrati e direzione che, quando raramente si degnavano di rispondere, ribadivano che per legge ciò che chiedevamo ci spettava, ma poi di fatto continuava il lento e inesorabile peggioramento delle condizioni di vita nella sezione. Abbiamo capito che è inutile fare affidamento sugli organismi preposti alla fase esecutiva della repressione per ottenere qualche miglioramento, ma solo mobilitandoci in prima persona potremo ottenere qualcosa. La nostra situazione si inserisce in un contesto generale di crisi economica dove la risposta principale è la guerra e i finanziamenti di stato ai grandi colossi finanziari. Contemporaneamente sempre più gente si ritrova senza lavoro e sempre più vicina alla “soglia di povertà”, andando ad accrescere il già diffuso malcontento delle masse. La tattica del governo è quella delle varie politiche securitarie, delle emergenze sicurezza e della guerra tra poveri, che portano alla criminalizzazione di varie fasce della popolazione. Nel mondo carcerario questo si traduce in sovraffollamento, grandi proclami sull'inasprimento del carcere duro e sull'uso massiccio della differenziazione, per riprodurre anche qui quei meccanismi di premialità e mercificazione dell'individuo e dei suoi diritti, propri di questa società. Soltanto organizzandoci e lottando uniti potremo difenderci dagli attacchi e dai soprusi che ogni giorno affrontiamo e per questo ci riserviamo in futuro di portare avanti altre iniziative di lotta per le nostre condizioni e la nostra dignità.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i prigionieri in lotta.

I detenuti della sezione EIV del carcere di Alessandria – San Michele

Da "La Bella" n.13

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